I due programmi a confronto

Sentiamo spesso dire in questi giorni che il programma del Partito Democratico sia in gran parte simile a quello del Popolo della Libertà. In realtà le differenze sono molte. Non soltanto differenze di contenuti, ma soprattutto di consistenza, di sostanza. Il programma del Popolo della Libertà appare per molti aspetti come una prosecuzione logica del lavoro svolto durante l’ultima legislatura Berlusconi. Ciò che più risalta agli occhi del lettore attento è però la puntigliosa precisione nell’elencare obiettivi e metodi di realizzazione, proposte di legge, provvedimenti, interventi a livello europeo. Lo stile è simile al programma presentato nel 2001, lo stesso citato da un rapporto dell’ Università di Siena nel 2005 in cui si parla dell’ 80% di promesse mantenute da parte del governo di centrodestra.
Passiamo ora al programma del Partito Democratico. E’ da ricordare come lo stesso economista e delegato del Pd Giacomo Vaciago, durante un’ intervista al Corriere della Sera, lo abbia praticamente demolito affermando che "per realizzare tutti i sogni promessi da Veltroni ci vogliono 30 anni, non cinque". E leggendolo risalta subito lo stile : promesse generiche, tendenzialmente contradditorie, formulate in modo da consentire diverse interpretazioni.
Eccone qualche esempio:
"Il Pd promuove il riconoscimento dei diritti delle persone stabilmente conviventi": può significare che si introdurranno i Dico o qualcosa di simile, oppure semplicemente che si garantiranno meglio i diritti individuale. E poi cosa vuol dire "promuovere"? Si tratta di un auspicio o di un impegno preciso?
"Spendere meno, spendere meglio": non è la promozione delle offerte speciali di un supermercato, ma è il programma di Veltroni sulla spesa pubblica. Cosa vuol dire? Una serie di ovvietà (valorizzazione del merito nella pubblica amministrazione) e qualche promessa d’immagine (abolizione delle province, ma solo nelle aree metropolitane, come se - al di là di ogni considerazione di merito - abolire 7/8 province cambiasse significativamente le dinamiche della spesa pubblica).
"Pagare meno, pagare tutti" è l’elenco dei soliti luoghi comuni su quanto la sinistra sia brava nella lotta all’evasione fiscale seguita dalla promessa di abbassare l’IRPEF di un punto l’anno per tre anni. Promessa certamente credibile se fatta dal partito di Prodi e di Visco. Da notare come anche in questo caso si cita vagamente l’obiettivo, soggetto a tante interpretazioni, senza però offrire al lettore almeno un indizio sul metodo che porterà tale obiettivo alla sua realizzazione.
"Riduzione del numero del Parlamentari", "Senato delle autonomie", "potere del premier di nominare e revocare i ministri", "federalismo fiscale". Ricordano qualcosa: la riforma istituzionale della CdL, che il Pd fece di tutto per far cancellare con un referendum?
Infine, notevole l’auspicio, perchè di questo si tratta, dei "mille euro minimi al mese per ogni lavoratore". Al solito, lo slogan è ben promettente e di grande effetto. Se andiamo però a leggere più in dettaglio il programma, ci accorgiamo che in realtà si tratta di una "sperimentazione di un compenso minimo legale" che richiede prima una "concertazione tra il governo e le parti sociali, con l’obiettivo di raggiungere i mille euro mensili". Ci si pone poi la domanda : ma chi darà i soldi alle aziende che dovranno garantire questi salari minimi, soprattutto in questo periodo di crisi economica?
Hanno detto del programma:
Luigi Casero (FI): "I dodici punti di programma del Partito Democratico sono degli autentici pilastri di carta. Un elenco di promesse fragili, evanescenti, fatte ad un’Italia che quello stesso Partito Democratico ha messo in ginocchio. Veltroni è ambiguo sui Dico, è ambiguo sul conflitto di interessi ‘regolato in modo non punitivo’, senza spiegare chi dice cosa sia punitivo e cosa no, ed è quasi patetico nello slogan ‘pagare meno e pagare tutti’, promosso dallo stesso partito presieduto da Prodi e in cui milita il professor Visco".
Mariastella Gelmini(FI):"Un elenco snello di bugie resta falso anche se prova a far dimenticare le 300 pagine del programma di Prodi. Sarà bene che i giovani e gli italiani in genere pensino al bluff clamoroso di Veltroni che promette più di 1000 euro netti di salario minimo. A leggere bene si scopre che non si tratta di un impegno ma di un auspicio, anzi di un progetto di ’sperimentazione di compenso minimo legale per precari e collaboratori economicamente dipendenti’. Che la faccia tosta è proporzionale al naso che si allunga e alle gambe che si accorciano è ciò che gli italiani dovranno scoprire prima del 13 aprile".
I due programmi elettorali

In campagna elettorale, ogni schieramento politico le spara grosse, per poi scontrarsi con la realtà di governo o amministrativa. Non sta succedendo la stessa cosa anche a Bovolone?
Ad esempio nei 150 e passa punti del programma del PDL si leggono, tra le molte altre cose: l’abolizione dell’Irap e dell’Ici, la costruzione del Ponte di Messina e il rilancio di Malpensa, il nucleare di ultima generazione, la liberalizzazione dei servizi (sia pubblici che privati), l’introduzione del quoziente familiare, un piano “casa per tutti” e un altro per la distribuzione, per le fasce meno abbienti, di libri di scuola gratuiti, il federalismo fiscale, l’aumento della sicurezza sui posti di lavoro, l’eliminazione delle liste d’attesa negli ospedali, la costruzione di nuove carceri e centri di permanenza temporanea, la limitazione dell’uso delle intercettazioni e maggiori garanzie per gli indagati. Difficile, per Walter Veltroni, controbattere all’accusa che il programma del PD è copiato dalla piattaforma del PDL, visto che Berlusconi e i suoi alleati hanno puntato sull’onnicomprensività.
Il programma del neonato PDL è scontato, visionario, irrealistico, e valido quanto gli slogan pubblicitari che decantano la potenza dei prodotti anticellulite.
Un paese come il nostro non si può permettere un programma attuabile giusto con le risorse di un sultanato ricco di petrolio, dollari ed euro! Lo stesso Sole 24 Ore ha scritto che per realizzare queste chimere occorrerebbero risorse economiche almeno doppie rispetto a quelle per la realizzazione del programma del PD.
Qualche esempio della prodigiosa medicina che dovrebbe risollevare l’Italia intera?
Eccoli:
Detassazione degli straordinari, premi e incentivi legati alla produttività, detassazione progressiva della tredicesima: è difficile realizzare questi propositi in un paese post industriale, ricco di precarietà e di imprese opportunistiche. Difficile legare la produttività alla forza lavoro quando gli altri paesi ci superano per investimenti in tecnologia, ricerca e formazione. Proporre cose del genere è populismo, è ammiccare alla grassa ignoranza del popolo e premiare le imprese poco competitive e ricche di personale non specializzato….è cercare di salvare una certa industria che forse è già bella che decotta….
Eliminazione dell’Ici sulla prima casa: leit motiv di tutti i due grandi partiti, operazione sostenibile in un’ottica di federalismo fiscale altrimenti gli effetti negativi sulle casse dei comuni colpiranno come un boomerang i cittadini costretti a maggiori esborsi per l’aumento delle tasse locali. Come farà Berlusconi a garantire il ‘senza oneri per i Comuni’? Forse attraverso lotterie a premi?
Rafforzamento delle misure di contrasto all’evasione fiscale gia contenute nella legge finanziaria del governo Berlusconi: così i furbi continueranno a non pagare le giuste tasse e si arricchiranno sempre più alle spalle dei soliti ‘stupidi’ che le pagano regolarmente.
“Piano casa” per la costruzione di alloggi, riduzione dei mutui, piano di riscatto degli alloggi pubblici, una legge obiettivo per le zone urbane svantaggiate:
tutte ottime idee…, peccato che manchino i soldi e le risorse e peccato che le nostre città siano oramai soffocate dal cemento! Proposta stupida che non considera l’evidenza di centinaia di appartamenti sfitti e di interi nuovi quartieri costruiti, invenduti e di fatto disabitati (v. Bovolone). Il problema è speculativo!!!
Il programma si chiude con una chicca che equivale ad una dichiarazione d’impotenza quasi che consapevoli dell’irrealizzabilità del programma, i suoi autori mettessero le mani avanti:
“In questi termini gli interventi attuativi del presente programma saranno comunque progressivamente e responsabilmente realizzati in funzione dell’andamento dell’economia e nel rispetto dei criteri di rigore nella gestione del bilancio pubblico. Non facciamo e non promettiamo miracoli. In ogni caso non metteremo le mani nelle tasche dei cittadini. Non aumenteremo dunque la pressione fiscale. Anzi ci sforzeremo di ridurla. Fermo l’obiettivo di contrasto e di recupero dell’evasione fiscale. Il nostro impegno sarà all’opposto sul lato della spesa pubblica, che ridurremo nella sua parte eccessiva, non di garanzia sociale, e perciò comprimibile. A partire dal costo della politica e dell’apparato burocratico (ad esempio delle Province inutili)”.
Commento di cit — 8 Marzo 2008 @ 21:30
Complimenti.Ottimo articolo. Vinceremo sicuramente.
Commento di francesco — 17 Marzo 2008 @ 00:21
la vittoria si avvicina…
Commento di marino — 14 Aprile 2008 @ 11:54
come volevasi dimostrare
Commento di marino — 15 Aprile 2008 @ 09:50